Prevenzione senologica: un "ottobre rosa" dedicato a tutte le donne
Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione femminile e in particolare alla lotta contro il tumore al seno, la neoplasia più frequente tra le donne. Solo in Italia, ogni anno, vengono diagnosticati oltre 55.000 nuovi casi, ma la buona notizia è che, grazie alla diagnosi precoce, oltre il 90% delle pazienti oggi guarisce. La chiave è una sola: prevenzione e consapevolezza.
All’Ospedale Koelliker, quattro specialisti affrontano il tema della prevenzione, della cura e del recupero post-operatorio da prospettive complementari, unendo competenze diverse in un percorso unico e coordinato:
- Dott. Riccardo Bussone, chirurgo senologo, che sottolinea l’importanza della prevenzione e dei corretti stili di vita.
- Dott.ssa Gretha Grilz, chirurga senologa e chirurga plastica, che spiega il ruolo della chirurgia ricostruttiva nel percorso di cura.
- Dott. Pier Paolo Campanino, medico radiologo e responsabile della diagnostica senologica, che evidenzia il valore degli strumenti diagnostici nella scoperta precoce della malattia.
- Dott.ssa Ursula Morabito, fisiatra specializzata nella riabilitazione oncologica, che accompagna le pazienti nella fase post-intervento.
Prevenzione e consapevolezza: le prime armi contro il tumore al seno
«La prevenzione è fondamentale – spiega il dott. Riccardo Bussone –. Il primo passo è mantenere uno stile di vita sano, fatto di alimentazione equilibrata e regolare attività fisica. È dimostrato che una dieta corretta e una camminata veloce di mezz’ora al giorno possono aumentare l’aspettativa di vita fino a dieci anni e ridurre sensibilmente il rischio di sviluppare tumori, compreso quello della mammella».
Accanto ai corretti stili di vita, la diagnosi precoce resta l’arma più efficace. «Dopo i 40 anni è consigliabile eseguire ogni anno una mammografia associata all’ecografia – continua Bussone –. Sotto questa età, una visita senologica con ecografia è altrettanto utile, soprattutto in presenza di familiarità. Individuare una lesione in fase iniziale significa poter contare su terapie meno invasive e su risultati migliori».
La chirurgia ricostruttiva: parte integrante del percorso di cura
Un ruolo sempre più centrale nel percorso terapeutico è affidato alla chirurgia plastica ricostruttiva, oggi considerata parte integrante della cura. «Non è più un momento successivo o opzionale – chiarisce la dott.ssa Gretha Grilz – ma una componente essenziale del trattamento. Le donne non chiedono solo di tornare a vivere, ma di farlo in un corpo che riconoscono come proprio». Grazie alle tecniche più moderne, è possibile ricostruire il seno anche durante l’intervento oncologico, riducendo l’impatto psicologico e fisico e favorendo un recupero più armonioso e naturale.
Diagnosi precoce: la chiave per salvare la vita
La prevenzione funziona solo se supportata da strumenti diagnostici di alta precisione e da un’equipe esperta. «La diagnostica senologica – sottolinea il dott. Pier Paolo Campanino – permette oggi di individuare lesioni molto piccole, spesso invisibili alla palpazione. L’ecografia e la mammografia 3D con tomosintesi sono esami complementari: la prima, ideale nelle donne più giovani, mostra nel dettaglio il tessuto mammario; la seconda consente di ottenere immagini tridimensionali ad altissima definizione, riducendo i falsi positivi e migliorando l’accuratezza diagnostica». Combinare le due metodiche offre una visione completa e affidabile. «Riconoscere un tumore in fase iniziale – conclude Campanino – significa garantire terapie meno invasive e percentuali di guarigione sempre più alte».
Il valore della riabilitazione post-operatoria
Dopo l’intervento chirurgico, la fase di riabilitazione fisioterapica diventa cruciale per accompagnare la donna nel recupero delle funzioni motorie e nella ripresa della vita quotidiana. «Ogni paziente deve essere guidata passo dopo passo – spiega la dott.ssa Ursula Morabito – con indicazioni precise su cosa fare e cosa evitare nelle diverse fasi del post-operatorio. L’obiettivo è ripristinare la mobilità dell’arto operato e recuperare la piena funzionalità, o quanto più possibile avvicinarsi ad essa. Questo percorso, calibrato sulle esigenze della singola donna, non serve solo a ritrovare forza ed equilibrio fisico, ma anche fiducia e autonomia».
Lo specialista risponde
Quale attività fisica dopo il tumore al seno?
Quali strumenti per una diagnosi efficace?