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È possibile praticare attività sportive con una protesi?

È possibile praticare attività sportive con una protesi?


Guest article
Dott. Daniele Comba

Unità Operativa: Ortopedia

Svolgere un'attività sportiva con una protesi all'anca o al ginocchio è possibile grazie alle nuove componenti protesiche dell'ultimo decennio che sono in grado di resistere maggiormente alle sollecitazioni. Il Dott. Comba ci racconta il percorso evolutivo delle protesi articolari e ci illustra quali sport si possono praticare dopo aver subito questo tipo di intervento.

E’ sempre più frequente sentire dai pazienti operati di impianto di protesi articolare al ginocchio od all’anca, la domanda: « Dottore, ma con la protesi potrò anche praticare un’attività sportiva? ».
Per rispondere razionalmente al quesito conviene fare un passo indietro. Negli anni ‘70, quando le tecniche di sostituzione articolare stavano diffondendosi in tutto il mondo, le protesi rappresentavano un intervento di “salvataggio”, per consentire funzioni basilari ormai gravemente compromesse, come la deambulazione, l’igiene personale, poter salire o scendere dalle scale, prendere un autobus, ecc.   In quell’epoca si stavano anche perfezionando le ricerche sui materiali, sul design protesico e sulla biomeccanica degli impianti.
Poi venne, talvolta drammatica per certi modelli di protesi, l’epoca degli iniziali fallimenti: protesi che si scollavano o si “affondavano” nell’osso, si consumavano precocemente o addirittura si rompevano. Era quindi naturale, all’epoca, una certa prudenza nel consigliare la ripresa delle attività fisiche dopo un impianto protesico.
Fortunatamente la ricerca è andata ancora avanti, ed oggi un intervento di protesi di ginocchio o di anca ha delle percentuali di fallimento inferiori a quelle del passato e ci si attende una curva di sopravvivenza degli impianti decisamente più ampia.
Nell’ultimo decennio, grazie alla maggiore affidabilità degli impianti protesici, alla vita media della popolazione, che si sta allungando, al baby-boom degli anni 50-60, alle richieste funzionali e sportive sempre più elevate, anche in età avanzata (fig. 1), il numero delle protesi di anca e ginocchio è notevolmente cresciuto.

Attività sportive ed età della popolazione femminile USAFig. 1 = Attività sportive ed età della popolazione femminile USA

Negli Stati Uniti oggi, con una popolazione di 325 milioni di abitanti, si impiantano 350.000 nuove protesi all’anno, con la previsione di arrivare a quasi 600.000 nel 2021. In Europa (490 milioni di abitanti) si pensa di passare dai 750.000 nuovi impianti all’anno ai 900.000 entro il 2021. Ovviamente anche in Italia la tendenza alla crescita è presente: dai 90.000 nuovi impianti all’anno, si prevede di arrivare ad almeno 120.000 protesi nel 2021.
E come si collocano i chirurghi di fronte a questa evoluzione di tecnologie, esigenze funzionali, alti numeri di impianti ed alla richiesta da parte dei pazienti di poter svolgere un’attività sportiva?
Negli anni ‘80 era frequente, per il paziente appena protesizzato, sentirsi dire dal chirurgo: “Non faccia sport, eccetto un po’ di nuoto e di cyclette!”. Ma già negli anni ‘90 i chirurghi iniziarono a concedere ai loro pazienti la possibilità di praticare uno sport: si consentivano attività sportive quali il golf, il tennis (in doppio), lo sci da fondo (passo alternato), ecc. Ma lo sport di maggior impegno fisico o quello agonistico tendeva ad essere comunque sconsigliato.
In questo ultimo decennio invece l’atteggiamento dei chirurghi sta profondamente mutando: si consentono attività a “basso e medio impatto”, che sollecitano le articolazioni ed il sistema muscolare in azioni di maggior impegno meccanico, come ad esempio il tennis in singolo, il jogging, l’equitazione, lo sci da discesa, ecc.
Ma quale potrebbe essere il rischio legato alla pratica dello sport in un paziente portatore di protesi dell’arto inferiore?
Esaminiamo alcuni dati ricavati da una revisione della letteratura sulle relazioni tra attività sportiva e protesi articolare:

a) instabilità:
Non vi sono evidenze di un maggior rischio di lussazione, o comunque di instabilità, nei pazienti operati di protesi che praticano regolarmente attività sportive (Keismer et al, 2017).  Il rischio di instabilità sembra essere addirittura minore nei pazienti con attività a maggiore impatto articolare (Ollivier et al. 2012).

b) fratture peri-protesiche:
Si verificano nei pazienti portatori di protesi articolare con un’incidenza dello 0,9-1,3% . Sono generalmente dovute ad un trauma ad alta energia (fig. 2) , oppure ad un eccessivo indebolimento dell’osso su cui è impiantata la protesi, causata ad esempio da una osteopenia non curata. Sono ovviamente più frequenti nei pazienti con più di 80 anni.

Fig.2 = Frattura peri-protesica di femore

c) usura delle componenti protesiche
Nell’ultimo decennio sono stati intrapresi molti studi per determinare l’usura delle componenti protesiche e le possibili cause.  I ricercatori hanno principalmente individuato, tra le forze di sollecitazione esercitate sulle protesi (fig. 3):
– forze in compressione ed in torsione, legate al carico,
– forze di contatto e coefficiente di frizione.

 

–    Forze in compressione ed in torsione
Se assumiamo il valore di 100%  per il peso del nostro corpo, possiamo rilevare valori da 5 ad 8 volte superiori per attività come saltare o correre.

Fig.3 = Forze di compressione ed in torsione in alcune attività fisiche


–    Forze di contatto e coefficiente di frizione
Le forze di contatto tra le superfici protesiche in movimento ed il loro coefficiente di frizione, possono influenzare l’usura della protesi. Durante le attività fisiche di maggiore impegno, l’attrito tra le componenti protesiche può inoltre sviluppare calore. Le temperature sembrano anche essere in relazione con il peso corporeo e diminuire con l’efficienza delle forze muscolari (Bergmann 2001 – Damm 2015).

 

Concludendo, i risultati dei ricercatori possono essere riassunti in 4 punti:
1.    maggiore usura delle componenti protesiche ed il rischio di mobilizzazione in caso di attività sportiva high impact, (con carichi elevati e ripetuti).
2.    Molte attività possono tuttavia variare da low impact ad high impact, e viceversa, a seconda delle caratteristiche ed attitudini del soggetto.
3.    L’opinione dei chirurghi su quali attività sportive siano consigliabili ai pazienti con protesi articolari dell’arto inferiore spesso non tiene conto di fattori obbiettivi, quanto del loro stesso background personale e della letteratura del passato.
4.    La curva di sopravvivenza degli impianti di nuova generazione nei pazienti sportivi (low e medium impact) è oggi migliore rispetto al passato ed il risultato clinico è mediamente superiore rispetto a quello dei pazienti sedentari.

Quindi il mio consiglio oggi, ai pazienti che chiedono di poter svolgere un’attività sportiva con una protesi d’anca o di ginocchio è senz’altro favorevole… essendo consapevoli che:

–    alcuni sport comportano un maggior rischio di traumi ad alta energia
–    le sollecitazioni più elevate, ripetute per lunghi periodi determinano una maggiore usura delle componenti protesiche
–     la preparazione muscolare ha un effetto consistente nel ridurre le conseguenze dei traumi e le forze di sollecitazione sulla protesi.

 

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