L’Ortopedia ricostruttiva-rigenerativa per anca e ginocchio

Intervista al professor Riccardo Ferracini, ortopedico dell’ospedale Koelliker: «L’artrosi può essere curata con un trattamento combinato di ricostruzione dei tessuti e stimolazione biologica che risulta più efficace quando la patologia è ancora nella sua forma iniziale e non richiede la protesi».

L’Ortopedia ricostruttiva-rigenerativa per anca e ginocchio

«Quando non è necessaria la sostituzione con una protesi, le artrosi dell’anca o del ginocchio possono essere curate attraverso l’Ortopedia ricostruttiva-rigenerativa, un trattamento combinato di ricostruzione dei tessuti al quale va associata la stimolazione biologica per attivare e amplificare i processi riparativi dei tessuti». Lo afferma il professor Riccardo Ferracini, ortopedico dell’ospedale Koelliker di Torino e docente del Dipartimento di Scienze chirurgiche e diagnostiche integrate dell’Università di Genova.

Professor Ferracini, quali sono le patologie che si possono curare per merito dell’Ortopedia ricostruttiva-rigenerativa?

«Le patologie che si possono trattare con trattamenti ricostruttivi e rigenerativi sono le condropatie focali e diffuse, l’artrosi e le meniscopatie degenerative, le tendinopatie croniche e in generale tutte le malattie degenerative articolari, tendinee e legamentose. Il concetto filosofico alla base del trattamento consiste nel riattivare i fenomeni riparativi e nel bloccare il circolo vizioso che parte dalla sintomatologia locale provocando riduzione dell’attività fisica, aumento della sedentarietà, aumento ponderale e riduzione dell’efficienza muscolare e della qualità di vita».

In quali situazioni il trattamento risultano più efficaci?

«I trattamenti risultano più efficaci quando le suddette patologie si trovano nelle forme iniziali e comunque dove c’è spazio per una riattivazione e recupero dei tessuti danneggiati. Per contro, la chirurgia riparativa e rigenerativa non funziona nelle forme più avanzate e gravi di artrosi o nelle tendinopatie con atrofia dei tessuti muscolari circostanti. Inoltre, i dati in nostro possesso ci consigliano di applicare queste terapie fino ai 75 anni di età e non oltre».

Che tipo di risultato genera questo tipo di trattamenti?

«Il primo risultato dei trattamenti ricostruttivi e rigenerativi agisce sull’infiammazione cronica che viene spenta a favore dell’attivazione dei fenomeni riparativi cellulo-mediati. Il recupero funzionale arriva successivamente e in genere al termine dei primi sei mesi dal trattamento. Gli attori principali del trattamento sono i tessuti dell’organismo stesso che, stimolati da cellule o fattori, riprendono progressivamente la loro funzionalità. Il paziente è sempre al centro del recupero che non prescinde dal suo impegno sul lato funzionale, muscolare e alimentare».

In quali casi il trattamento ricostruttivo-rigenerativo “sostituisce” la protesi?

«Per la maggior parte dei pazienti con una forma iniziale ma sintomatica di osteoartrosi, la sostituzione protesica può rappresentare un eccesso di trattamento in considerazione di età, richiesta funzionale, attività sportiva e necessità di carico dell’attività lavorativa. Si tratta di pazienti, generalmente al di sotto dei 65 anni, che necessitano di una risposta terapeutica non limitata al trattamento conservativo con antidolorifici, fisioterapia, cortisonici o ialuronico articolare, ma da trattare con tecniche ricostruttive e rigenerative che evitino così la protesizzazione».

Come mai le artrosi di anca e ginocchio sono oggi tanto diffusa?

«Le artrosi dell’anca e del ginocchio sono diventate malattie croniche estremamente diffuse, sia per l’aumento della vita media dei pazienti sia per l’aumento della qualità di vita e dell’età media nell’attività sportiva. L’aumento di queste patologie artrosiche ha generato l’aumento delle richieste di protesi di anca e ginocchio: ogni anno in Italia se ne impiantano oltre 200mila».

Torniamo al trattamento ricostruttivo e rigenerativo: si tratta di una terapia sperimentale?

«No, i trattamenti proposti seguono i principi della buona pratica clinica e non sono sperimentali. A oggi la casistica risulta molto ampia nonché oggetto di numerose pubblicazioni su riviste internazionali che evidenziano come gran parte dei pazienti trattati abbia ottenuto risultati buoni o ottimi. Come in qualsiasi altro trattamento chirurgico, ci sono probabilità di insuccesso o di complicanze che vengono di volta in volta discussi con i pazienti in base al programma chirurgico proposto».

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